APERITIVO IN MUSICA con i Kerkadelak

Ogni mio passo è storiaAperitivo in musica

Venerdì 28 settembre 2018 ore 18:30 in Sala Blu
APERITIVO IN MUSICA con i Kerkadelak

INGRESSO LIBERO E GRATUITO

"E se alzo la voce, in faccia alla vita e alla morte, è solo per dire una cosa, la sola, la stessa, per dirla più forte: ogni mio passo è storia, è riscatto dal niente, è grido che si leva alto e ostinato e dice: più in là."

L’uomo cammina. Da sempre. Anche se spesso non sa il perché. L’uomo cammina e organizza i suoi percorsi tracciando linee, cancellandole e ridisegnandole su vecchie mappe sbiadite. L’uomo cammina e alterna un passo ad un altro. Così, senza quasi rendersene conto, lascia delle tracce. A volte si ferma e cerca di capire quale sia la sua destinazione, a volte semplicemente procede, spinto dal vento, da una speranza, dalla disperazione.

Quando non sa dove andare, l’uomo cerca ispirazione. E la trova nei passi già compiuti da altri: “Io invece cammino per un bosco di larici e ogni mio passo è storia; io penso: ti amo, Adriana, e questo è storia, ha grandi conseguenze, io agirò domani in battaglia come uno che ha pensato stanotte: ti amo, Adriana. Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano.” (I. Calvino - "Il sentiero dei nidi di ragno").

Appartenere. Alla propria storia e alla storia del genere umano. Andare e ritornare. Fare il primo passo. E poi il secondo, il terzo, il quarto, e poi un altro, un altro ancora, e ancora uno. Ogni singolo passo, ogni cosa pensata desiderata sperata fallita ritentata fallita di nuovo riuscita abbandonata amata mangiata detta fa di me, e di te, ciò che siamo, esattamente precisamente ciò che siamo. Ogni piccolo insignificante passo ha grandi conseguenze. Nulla è ininfluente.

L’uomo ora cammina e sa perché. Sa che ogni giorno cammina in equilibrio sulle creste, dove il vento grida forte, e lui guarda in faccia la morte senza prati, lontani dai laghi e dalle foreste. L’uomo non pensa alla frontiera: punta all’orizzonte. L’uomo vuole andare a vedere, e forse, poi, vuole anche ritornare. Ma per un’altra strada.

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